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giovedì 29 settembre 2016

#Totti40, party per 300 vip. Lui in smoking, Ilary in bianco

Prima con la famiglia e poi con gli amici, compagni di squadra ed altri vip: Francesco Totti ha passato così la notte del suo quantesimo compleanno al castello di Tor Crescenza in via de Due Ponti, a due passi dallo stadio Olimpico. Trecento gli invitati vip. Tra questi c'è anche l'allenatore Luciano Spalletti, arrivato col figlio Samuele. Il primo ad arrivare è stato il fratello del numero 10 Riccardo Totti con famiglia, poi il papà Enzo con mamma Fiorella. 



Poco dopo è stato il turno della famiglia Blasi con la sorella Melory e compagno, i genitori e la nonna. Ospiti vip anche Carlo Verdone, Fiorello, Teo Mammuccari, Claudio Baglioni, il presidente del Coni Giovanni Malagò. Presenti anche il famoso dj Coccoluto e il rapper Frankie hi-nrg. A festeggiare l'ex Pupone anche un ex giallorosso come Marco Boriello, elegantissimo nel suo completo di colore blu scuro.
La star della serata è arrivata poco prima delle 20 in auto con Ilary e il piccolo Cristian. Smoking e papillon blu per lui, splendido abito bianco e capelli raccolti per lei. Per percorrere 10 metri hanno impegato non meno di tre minuti: giornalisti, paparazzi e cameran hanno preso d'assalto il suv del capitano alla ricerca di una dichiarazione o semplicmente di una foto. Solo grazie alla sicurezza Totti e consorte sono riusciti a raggiungere il castello. La cena intima a base di pesce per 26 persone è iniziata alle 20.30, dalle 22 l'arrivo degli altri invitati.

Boom su Facebook. Nel giorno del suo 40° compleanno Francesco Totti sbarca su Facebook e risponde in diretta ad alcune domande dei suoi tifosi, in smoking dal castello di Tor Crescenza dove sta festeggiando con amici e familiari. «Facebook a 40 anni? Meglio tardi che mai, volevo farlo da tanto tempo, ma ero indaffarato e non avevo opportunità. A fine carriera mi sono deciso, così seguo di più la gente». In pochi giorni il profilo del capitano della Roma ha già più di 800.000 follower. «Come inizio va bene. Speriamo che rimangano!», ha scherzato il numero 10 giallorosso che poi ha ringraziato tutti i campioni dello sport che gli hanno fatto gli auguri di compleanno e tra questi Messi, Bolt, Nadal, Federer e Nani: «Tutta gente scarsa!», ha detto Totti con un sorriso.
«Come regalo mi li leverei 10 anni, sono tanti eh…Se ripenso dai 30 ai 35 credo per il calciatore quella sia l'età più bella e importante». Lo dice Francesco Totti in un'intervista al sito della Roma in occasione del suo 40° compleanno. «Da bambino non avrei mai pensato di arrivare a 40 anni a giocare a questi livelli, sempre con la stessa maglia, con la fascia da capitano e il numero 10 -aggiunge il capitano giallorosso-. È un sogno che hai da bambino ma non tutti i sogni si realizzano. Io ci sono riuscito e me lo godrò fino alla fine».

giovedì 23 giugno 2016

Italia-Irlanda 0-1: le riserve azzurre steccano, adesso la Spagna

L'altra Italia di Antonio Conte non fa il pieno. Finisce con una festa tutta irlandese la terza partita del gruppo a Euro 2016: azzurri in campo già qualificati dall'inizio e pronti a sfidare agli ottavi la Spagna, Irlanda che se li conquista - e con merito - nel finale con il colpo di testa vincente di Brady. L'1-0 fa esplodere lo stadio tutto verde, esattamente come fu a Usa 94 alla prima partita del girone. Per l'Italia non è esattamente la brutta figura paventata da



Conte ma un piccolo intoppo che sicuramente darà fastidio al ct. Un'altra Italia, in tutti i sensi. Otto giocatori diversi, un'intesa che non c'è - e non poteva esserci - una personalità diversa da quelle delle prime due partite. Ma almeno la voglia di provare a vincere davvero, almeno nel secondo tempo, quella Conte l'ha vista: è la sintesi dello 0-1 che toglie all'Italia la soddisfazione del punteggio pieno. E anche se c'è il palo a fermare Insigne nel finale, a recriminare di più in caso di risultato diverso sarebbe stata l'Irlanda, cui è stato negato un rigore. Conte invece può fare le sue valutazioni su chi ha giocato stasera: pochi lo metteranno in crisi per le scelte del 27 a Parigi, semmai le indicazioni sono arrivate per chi può subentrare a partita in corso.
Per l'ultima partita senza il peso dei punti, Conte sceglie di rischiare lo stesso Bonucci, diffidato, anche a costo di perderlo per l'ottavo già designato con la Spagna. È il segnale di continuità in un'Italia cambiata per otto undicesimi, con tanta fiducia a Bernardeschi e l'esperimento davanti Zaza-Immobile. Che per gli irlandesi, privi di Walters, non sia partita leggera è scontata vista la voglia di conquistarsi gli ottavi, e così la nazionale di Ò Neill parte davvero all'arrembaggio. Sturaro perde troppi palloni, Bonucci pressato e senza la sponda di De Rossi non riesce a rilanciare, Thiago Motta che pure corricchia a ritmo sufficiente non sfrutta mai tutto lo spazio verticale davanti. Così la velocità di Mc Clean a sinistra (dove Bernardeschi è spesso costretto a fare il terzino) e i tanti palloni alti buttati lì in mezzo minuto dopo minuto mettono sotto pressione l'Italia. Il primo pericolo arriva da una botta di Hendrick, nata da un anticipo errato di Bonucci, ma il tiro al 10' è alto. Al 21' Murphy di testa su angolo impegna Sirigu, il suo volo sotto la traversa salva l'Italia: l'Irlanda si gasa. Ci prova Florenzi con un taglio per Zaza, anticipato dal portiere a terra, mentre i pericoli per la porta di Sirigu arrivano sempre dai colpi di testa: quello di Duffy sottoporta si alza sotto l'incrocio, al 31', ancora su mischia. Il destro di Immobile che sfiora il palo al 43' è solo un lampo, nonostante le evidenti difficoltà di controllo dei difensori irlandesi gli azzurri non riescono quasi mai a prenderli in velocità: l'eccezione a tempo scaduto, con un doppio cambio di gioco sinistra-destra-sinistra che Florenzi chiude con un lancio per Immobile, anticipato all'ultimo. Ma un minuto prima, al 44', Mc Clean aveva reclamato un rigore per una spinta in area di Bernardeschi, e forse a ragione.
La ripresa azzurra parte con un altro piglio, merito probabilmente della scossa di Conte che almeno vuole che la sua Italia la cerchi, la vittoria. In campo, basta mettere Barzagli su Mc Clean e spostare Zaza a centro dell'attacco per prospettive nuove. Così al 7' è proprio l'attaccante della Basilicata a sfiorare il gol girando di destro alto sulla traversa il buon cross di De Sciglio. Immobile e Zaza provano l'intesa pochi minuti dopo, il bel tacco del primo per il secondo non pasa di un soffio. Le squadre si allungano e i ritmi non si abbassano, così sul ribaltamento un pasticcio Floreni-Ogbonna in area regala a Coleman un pallone d'oro sprecato sulle gambe di Ogbonna stesso. Gli spazi per le ripartenze ora ci sono, basta tenere lontani gli irlandesi dall'area azzurra per ridurne la pericolosità. Conte prima sostitusce lo stanco Bernardeschi con Darmian, poi a un quarto d'ora dal termine Immobile con Insigne: è segno che cerca la vittoria, e il piccolo attaccante napoletano la sfiora in pungno di minuti, via sgusciando tra i verdi fino al tiro che solo la base del palo può fermare. La palla buona ce l'ha anche Florenzi al 37', ma il piede non è caldo e si fa tradire dalla zolla per un destro assai sbilenco. Si capisce che oramai la partia va a fiammate e può succedere di tutto, e così è. Si decide al 40' del secondo tempo il match tra Italia e Irlanda. Hoolahan dalla destra confeziona un cross teso in mezzo, Sirigu sbaglia ancora una volta l'uscita e si fa bruciare di testa da Brady che insacca. Premiati alla fine gli sforzi degli irlandesi che ora vedono la qualificazione.

giovedì 16 giugno 2016

Euro 2016, Francia-Albania 2-0: Blues agli ottavi

Dopo il successo sofferto con la Romania, la Francia vince 2-0 con l'Albania nella seconda giornata del Gruppo A a Euro 2016 e centra il passaggio agli ottavi. Al Velodrome primo tempo opaco dei Blues, che con Pogba in panchina sbattono contro la difesa di De Biasi. Nella ripresa i galletti cambiano passo e passano grazie a un gol al 90' di Griezmann e al raddoppio di Payet nel recupero. Francia a punteggio pieno. 



Due lampi nel buio. Dopo un primo tempo spento, la Francia trova ancora il guizzo vincente nei minuti finali e continua a correre a testa alta. Questione di grinta e carattere. Quando il gioco langue, sono i singoli a fare la differenza. E al Velodrome i singoli hanno il volto di Griezmann, lasciato all'inizio in panca da Deschamps, e di Payet, diventato ormai l'uomo del destino. Ma molto passa anche dai piedi di Pogba e dalla sua presenza in campo. Ai Blues basta un secondo tempo con più ritmo per schiacciare l'Albania, autore comunque di una prova d'orgoglio vanificata solo nelle ultime battute del match. Al triplice fischio resta l'amaro in bocca a De Biasi. Per Deschamps, invece, suona la Marsigliese in tutta la Francia.
Dopo la gara opaca con la Romania, il ct francese cambia modulo e rivoluziona la Francia tenendo fuori Pogba e Griezmann e gettando nella mischia Coman e Martial. A caccia dell'impresa, De Biasi manda invece in campo un 4-1-4-1 molto coperto con Sadiku unica punta. Come previsto, sono i galletti a fare la partita. Per gli uomini di Didier possesso palla prolungato e verticalizzazioni improvvise. Tutta dietro la linea della palla, l'Albania invece aspetta l'avversario al limite e prova a ripartire in contropiede. Con Kanté e Matuidi davanti alla difesa, Coman, Payet e Martial hanno le spalle coperte e possono concentrarsi sulla fase di impostazione in appoggio a Giroud, ma la manovra non è veloce e il bunker albanese regge senza difficoltà. Con la gara bloccata, si lotta in mediana. Martial e Payet provano a fare la differenza, ma la squadra di De Biasi raddoppia ovunque ed è dura trovare varchi. A ritmi bassi, senza idee e con poco movimento tra le linee, la Francia gioca troppo facile e non fa male. Col passare dei minuti invece l'Albania prende coraggio e manovra con ordine spingendo con Hysai e Memushaj e provando a colpire sui calci piazzati. Senza giocate in profondità e con i tre dietro a Giroud che si pestano i piedi, i galletti non sfondano sulle corsie esterne, faticano a trovare le distanze e il primo tempo si chiude con pochissime occasioni e tanti fischi.
Nella ripresa Deschamps torna sui suoi passi, mette subito Pogba al posto di Martial e passa al 4-3-3. E la Francia cambia passo. Coman sfiora il vantaggio di testa, poi è Matuidi a presentarsi davanti a Berisha. Col pressing più alto, i Blues si allungano e il match si apre. Da una parte Payet ha spazio e prova dalla distanza, dall'altra Sagna sfiora l'autogol, col palo che salva Lloris. Poi tocca a Pogba fallire l'appuntamento col gol, sparando alto da buona posizione. Con la Francia più aggressiva, l'Albania arretra il baricentro e serra le linee, trasformando la gara in un monologo blues. Deschamps si gioca anche la carta Griezmann, dalle corsie piovono cross e Giroud centra il palo. Spinta dal Velodrome, nel finale la Francia attacca a testa bassa e prova a segnare in tutti i modi. Saltano gli schemi e diventa un tiro al bersaglio verso Berisha. La rete che sblocca tutto però arriva solo al 90': Rami crossa e l'attaccante dell'Atletico non sbaglia di testa. Un gol pesante, che fa esplodere il Velodrome e che poi fa il paio col raddoppio nel recupero di Payet. Due partite, sei punti. Questa Francia soffre, vince e guarda tutti dall'alto. 

venerdì 11 marzo 2016

"Forever young", Fausto Brizzi racconta i 50enni che non vogliono crescere

Dopo aver indagato il mondo degli adolescenti e le dinamiche tra i sessi, Fausto Brizzi racconta chi vuole rimanere per sempre giovane in "Forever Young", in uscita il 10 marzo. Una presa in giro della generazione di cinquantenni che non accetta il passare degli anni e che cerca disperatamente di conservare una giovinezza che invece se ne va. 



Protagonisti Sabrina Ferilli, Fabrizio Bentivoglio e Teo Teocoli. Tgcom24 vi offre una clip esclusiva.
Il nono lungometraggio del regista di "Notte prima degli esami" racconta di un gruppo di amici "finti giovani" nell'Italia di oggi. C'è l'avvocato (Teo Teocoli), un adrenalinico settantenne, appassionato praticante di sport e di maratona in particolare. La sua vita cambia quando scopre che sta per diventare nonno grazie a sua figlia (Claudia Zanella) e a suo genero (Stefano Fresi) e che il suo fisico non è poi così indistruttibile.
C'è poi un'estetista di 49 anni (Sabrina Ferilli)che ha una storia d'amore con un ventenne, osteggiata dalla madre di lui (Luisa Ranieri), e sua amica. Un dj radiofonico di mezz'età (Lillo) deve fare i conti con gli anni che passano e con un nuovo, giovanissimo e agguerrito, rivale (Francesco Sole). Infine c'è il cinquantenne (Fabrizio Bentivoglio) che si è fidanzato con una ventenne ma fatica a starle dietro, finché non si imbatte in una coetanea... 

domenica 27 dicembre 2015

Il regalo di Natale per Maradona? La coppa del mondo

Diego Armando Maradona ha tracorso il Natale in Argentina, organizzando una festa nella sua casa di Villa Devoto, a Buenos Aires.,



Per l'ex campione del Napoli e della Seleccion argentina un graditissimo regalo natalizio: la riproduzione della Coppa del mondo vinta dall'Argentina nell'86 in Messico.
Un omaggio di Matias Morla, l'avvocato di Diego, che aveva perso un'analoga riproduzione in un incendio. 

domenica 6 settembre 2015

Qualificazioni Euro 2016, la Germania batte la Polonia e torna in vetta. Pari per l’Albania

Liquidando la Polonia a Francoforte, i campioni del mondo della Germania hanno sorpassato proprio i polacchi di Nawalka e sono volati così al comando del girone D delle qualificazioni agli Europei francesi del 2016. La sfida l’hanno decisa Muller e Gotze, autore di una doppietta. Inutile il gol di Lewandowski, a dimezzare momentaneamente il margine (3-1). 


Come detto, i tedeschi ora comandano la classifica con due punti di vantaggio sui biancorossi. Nota romanista: Szczesny si è accomodato in panchina per tutti i 90’. Terza è rimasta l’Irlanda, che ha calato il poker davanti al volto di Gibilterra: a risolvere sono stati Christie, Keane con una doppietta e Long (4-0). Alla Georgia, adesso quinta, è bastato invece un gol di Kazaishvili per stendere la Scozia in casa (1-0).
Nel gruppo I, pareggio senza reti tra la Danimarca e l’Albania di De Biasi, entrambe seconde con un punto di svantaggio rispetto al Portogallo, capolista. Ultima della classe, la Serbia è riuscita viceversa a piegare l’Armenia grazie a un’autorete di Hayrapetyan e a un sigillo dell’ex romanista Ljajic (2-0). Del Portogallo va registrata, poi, la sconfitta raccolta in amichevole contro la Francia (1-0): a segno Valbuena, bravo a disegnare una punizione meravigliosa.
Quanto al raggruppamento F, infine, bisogna sottolineare che l’Irlanda del Nord ha steso le Isole Far Oer e si è ormai avviata verso la promozione diretta agli Europei. A Torshavn, hanno risolto la doppietta di McAuley, il gol di Lafferty e il (vano) centro di Edmundsson. Seconda a un punticino è ora la Romania, che stasera non ha saputo andare al di là dello 0-0 a Budapest contro l’Ungheria. A concludere, ecco la Grecia, che ha perso in casa contro la Finlandia (0-1) e ha collezionato la quarta sconfitta interna in sequenza. A bersaglio Pohjanpalo; Manolas in panchina. 

venerdì 4 settembre 2015

Pogba nel mirino di Mourinho e del Chelsea: lo Special One lo voleva, lui gli ha detto di no

Non è bastata neanche la chiamata diretta di José Mourinho per convincere Paul Pogba a lasciare la Juventus. Il club bianconero, che quest'estate ha lasciato partire diversi pezzi pregiati, ha resistito alle maxi-offerte provenienti da tutta Europa per il suo gioiello, intorno al quale è stata costruita la nuova rosa.


Il giornale sportivo francese L'Equipe parla infatti di una telefonata dello 'Special One' a Pogba, allo scopo di convincerlo ad approdare al Chelsea. Paul, però, ha detto no, e altrettanto ha fatto la Juve con le diverse offerte giunte dai top club europei: i 'Blues' di Mourinho erano arrivati ad offrire 80 milioni di euro, ma non è bastato. 

giovedì 13 agosto 2015

Dalla gloria al dimenticatoio, lo strano compleanno di SuperMario Balotelli

Dal triplete alla "solitudine". Solitudine calcistica. Passano gli anni, Balotelli cresce e ieri ha compiuto 25 anni. Per la prima volta, non è sulla bocca di tutti. Il suo nome non è accostato a nessuna squadra in particolare. Non se lo contendono, insomma. E chi lo prenderà, lo farà per rilanciarlo. Ecco perché i suoi venticinque anni sono in piano isolamento, in quella prigionia del Liverpool, che aspetta acquirenti. O per i più cattivi, amatori.


Agli Europei 2012 toccava l'apice sportivo: Mario trascina l'Italia in finale (poi persa) contro la Spagna. Il culmine ma anche l'inizio della discesa. Brusca, repentina, inarrestabile. Da allora Balotelli ha disputato tre campionati incolore, con la maglia del Milan prima, del Liverpool l'anno scorso. Nel 2015 ha disputato la miseria di quattro partite, da aprile non vede il campo. Una lenta inesorabile regressione tecnico-tattica. Ad Anfield Mario è ora un ospite indesiderato, costretto ad allenarsi da solo, in orari diversi dalla prima squadra. A luglio Brendan Rodgers pareva disposto a dargli un'altra possibilità.
Dopo essersi presentato in ritiro sovrappeso, è scattato l'esclusione dal tour in Australia. La fatidica goccia che ha fatto traboccare il vaso. Alla chiusura del mercato mancano due settimane, a 25 anni Balotelli deve infine decidere cosa vuole fare da grande. Intanto grande lo sta diventando. 

martedì 4 agosto 2015

L'Arsenal trionfa nel Community Shield: 1-0 al Chelsea. E Mou non saluta Wenger

Arsene Wenger ha battuto José Mourinho per la prima volta in carriera e ha conquistato così il Community Shield, la supercoppa inglese, nella cornice di Wembley. All’Arsenal è bastato un solo gol per vincere il derby con il Chelsea (1-0): ha deciso Alex Oxlade-Chamberlain, bravo a indovinare il sinistro a giro, planato sotto l’incrocio di Courtois. 


A voler sintetizzare, i Gunners si sono dimostrati più brillanti rispetto ai rivali, hanno costruito diverse occasioni e, in fondo, hanno legittimato l’esito del risultato. Hanno sollevato il trofeo per la seconda volta in serie, per la 14esima nella storia. Sul versante del Chelsea, a stupire è stata soprattutto la mancanza di freddezza e di cinismo, due doti generalmente sovrabbondanti nelle squadre di Mourinho. Ma la stagione è appena all’avvio e certo ai Blues non si sarebbe potuta chiedere una prestazione densa di meraviglie. Falcao ha comunque ben esordito, per dirne una, Ramires ha tentato la via del pareggio, e Courtois ha protetto l’area. È vero, il debutto di Cech con la maglia dell’Arsenal è filato liscio sui binari della tranquillità: qui però la difesa dei Gunners può appuntarsi più meriti di quanti demeriti non spettino ai Blues. Al fischio finale, come era naturale, la scena l’ha occupata ancora una volta Mourinho, che ha stretto le mani di tutti giocatori dell’Arsenal, ma ha preferito ignorare Wenger, il rivale di sempre. 

giovedì 23 luglio 2015

Mauro e Desirè, un cuore e un 'Guanto d’Oro': i due campioni di pugilato innamorati

Prima il colpo di fulmine sul ring, sbocciato in amore, poi il 'Guanto d'Oro'. Mauro Forte e Desirè Galli sono due pugili romani che si allenano insieme in palestra e condividono la vita fuori, da innamorati. 
Mauro (22 anni) e Desirè (21 anni) sono due campioni che praticano lo stesso sport: la boxe. Si sono conosciuti nella palestra di Fedele Bellusci in Via Torrita di Siena, quartiere Magliana, a Roma. 


Bellusci, dipendente Atac, è stato un ottimo pugile professionista che ha vinto il titolo di campione Intercontinentale IBF nel 2007. L'anno successivo il grande evento a Roma dentro il deposito della sede di Trambus in via Prenestina, trasformato in un ring contornato da una folla in festa per il proprio idolo. Una serata storta a livello sportivo, Fedele perse il titolo ma le emozioni provate valsero la gioia di una serata indimenticabile.
Fu il suo ultimo match prima di dedicarsi alla scoperta e alla crescita di giovani pugili da lanciare nel mondo dei professionisti. Aprì la sua palestra e Mauro Forte venne con i suoi allenatori Prestipino, Filippi e Sinacore, mentre Desirè Galli proveniva dalla palestra dei Perreca. Il giovane Mauro, che pesa tra i 56 e i 60kg, è tra i migliori e già protagonista nelle TLB, un campionato a squadre dove ha portato al trionfo il Lazio. Desirè è un talento già messo sotto osservazione dalla Nazionale. Ha tutto per sfondare: tecnica, intelligenza e potenza. Ma a dispetto della disciplina è una ragazza graziosa, studente, e non passa inosservata in una palestra frequentata per la maggiore da uomini.
Mauro lavora con il papà nella loro carrozzeria. Il destino li ha voluti vedere insieme anche fuori dal ring. E dopo la simpatia è nato l'amore. Ma la loro unione non si è fermata lì. Mauro Forte partecipa al Guanto d’Oro maschile, la massima manifestazione dopo gli Assoluti. Il romano sorprende tutti e si porta a casa il premio.
Domenica scorsa a Soriano nel Cimino, si dove si disputava invece il Guanto d’Oro femminile. Desirè in finale affronta Diletta Cipollone, il più bel match del Torneo. La vittoria va a Desirè. Un successo che le vale la Nazionale. Per la prima volta due fidanzati vincono lo stesso Torneo e sul loro biglietto da visita ci sarà scritto “Un cuore e un Guanto d’Oro”.

domenica 28 giugno 2015

Ufficiale, Tevez è del Boca Juniors. Il club: "Carlos torna a casa!"

Carlos Tevez torna a casa! Così il Boca Juniors ha ufficializzato il ritorno dell'ex attaccante della Juventus alla 'Bombonerà.
«È un giorno di grande allegria ed enorme soddisfazione -ha affermato il presidente del Boca, Daniel Angelici, sul sito web del club di Buenos Aires-.
 


Il ritorno di Carlos Tevez, in un momento straordinario della sua carriera, è una notizia fantastica per tutti i soci e i tifosi del Boca ma anche per tutto il calcio argentino. L'arrivo di Carlos permetterà un ulteriore salto di qualità alla grande squadra che già abbiamo. Insieme ai dirigenti, allo staff tecnico, ai giocatori e ai tifosi riusciremo a ottenere i risultati sportivi che il Boca merita».

mercoledì 24 giugno 2015

Il mercato si accende. Juve: via Tevez e Pirlo. Il Milan cambia strategia, l'Inter vicina a Salah

Stanno tornando i campioni in serie A, ma la Juventus fino alla fine del mercato rischierà di perdere Pogba. Sul centrocampista francese c'è mezza Europa, ma per ora nessuno ha fatto il passo avanti e l'offerta decisiva. Chi, però, è più interessato sembra essere il Barcellona: i catalani, sempre secondo i media spagnoli, avrebbero individuato la carta vincente. Si tratta di Gerson, centrocampista brasiliano di grande talento che si è fatto notare al Sub20 e che attualmente gioca nella Fluminense. 


Il giovane costa 20 milioni di euro e piace molto a Beppe Marotta. In uscita sono i giorni dell'addio di Tevez (al Boca Juniors per 6 milioni di euro) e di Pirlo. Per lui è atteso l'annuncio dei New York City. Si continua a lavorare anche per il mercato in entrata: su Jovetic e José Mauri c'è la concorrenza del Milan. E soprattutto José Mauri sembra ormai vicino ai rossoneri, che avrebbero così battuto anche la concorrenza della Fiorentina. L'altro nome in orbita Juve è Saponara: Napoli e Lazio sembrano essersi defilate.
Maksimovic è un altro giocatore che vogliono tutti: Adriano Galliani è in vantaggio (nella trattativa con i granata sarà inserito Poli), ma attenzione sempre al club di Aurelio De Laurentiis e al club della famiglia Della Valle. Comunque vada, il Napoli si consolerà con il ritorno di Reina: oggi è il suo giorno. Lo spagnolo effettuerà le visite mediche e firmerà il contratto, dopo l'esperienza al Bayern Monaco. Il Napoli poi piomberà su Allan dell'Udinese: i friulani vogliono 18. L'offerta è di 15 milioni. Il Milan lavora per l'attaccante ma Cavani costa troppo. C'è da correre ai ripari per regalare almeno un campione a Sinisa Mihajlovic prima del raduno di inizio luglio. È pronta un'offerta alla Roma per Bertolacci, mentre si raffredda la pista Imbula.
L'Inter ha l'accordo per Salah: prestito oneroso di 2 milioni di euro e riscatto fissato a 23. E c'è l'accordo anche per Felipe Melo: 5 milioni al Galatasaray. Il Villarreal piomba su due gioielli dell'Atalanta: gli spagnoli hanno offerto 15 milioni di euro per Zappacosta e Baselli. Su Borini ci sono Lazio e Fiorentina. Il Chievo ha l'accordo con l'Avellino per il difensore Pisacane e per il centrocampo arriva Bouy in prestito dalla Juventus. Il sogno dei veneti è Abel Hernandez, ex Palermo, in uscita dall'Hull City. Il Torino è vicino ad Okaka e teme di perdere Glik, richiesto dal Galatasaray.

venerdì 19 giugno 2015

Callejon sposa la sua fidanzata Marta, festa "azzurra" in una tenuta a Madrid

È un matrimonio ma sarà anche un modo per incrociare i destini tra chi è ormai un ex azzurro (Paolo Cannavaro), chi potrebbe diventarlo (Callejon) e chi invece attende di formalizzare il ritorno (Reina). Accadrà oggi a Madrid, in occasione del matrimonio tra Josè Maria Callejon e la compagna, Marta Ponsati.
L'intera cerimonia si terrà in un posto prestigioso, presso la tenuta ”Sierra” di Madrid. 



«Abbiamo deciso di sposarci in Spagna - ha spiegato la futura moglie - perché amici e familiari sono di lì è sarà più facile per tutti partecipare. Ci saranno molti compagni di squadra». Tra essi sicuramente l'ex capitano Paolo Cannavaro, da stamane nella capitale spagnola, con cui Josè ha legato moltissimo sin dai primi giorni in azzurro. Con il difensore del Sassuolo ovviamente anche la signora Cristina, molto amica della sposa. Invitati anche Reina e Albiol e diversi ex compagni del Real Madrid (Canales e Carvajal tra gli altri).
Tra gli invitati c'è anche Christian Maggio, ma l'esterno azzurro probabilmente non riuscirà a partecipare al matrimonio perché in vacanza all'estero. Pepe Reina parlerà a lungo con Callejon del Napoli: il destino beffardo è dietro l'angolo, perché il portiere attende l'ok definitivo per ufficializzare il suo ritorno, laddove Josè Maria ha deciso di lasciare l'azzurro. Chissà che l'ex Bayern non possa diventare uno dei motivi per convincere Callejon a restare in riva al Golfo. Sarà difficile, anche perché la futura moglie Marta vuole tornare in Spagna, possibilmente a Madrid (dove c'è l'Atletico di Simeone che stima l'ala), anche se lei è originaria di Barcellona. Intanto oggi sarà matrimonio regale: agli invitati richiesto abito scuro elegantissimo per la cena. Non sarà così per Paula e India, le due damigelle. La prima è la figlia di primo letto della signora Ponsati, la seconda è la piccola nata a Napoli dieci mesi fa. Testimone sarà il fratello gemello Juanmi, emozionantissimi i genitori dell'azzurro, José Maria e Encarni, e la sorella Vanesa.

sabato 13 giugno 2015

Juve-Tevez, è addio: andrà all'Atletico Madrid. Pronto l'arrivo di Zaza dal Sassuolo

Il Carlitos Day, e cioè il giorno in cui Tevez confermerà alla Juve la sua volontà di cambiare aria, è slittato all'inizio della prossima settimana.
La Signora ha concesso qualche giorno in più all'Apache nella speranza (vana?) che possa restare fino al 2016. Il Boca Juniors si è quasi arreso: «Carlos è al top, difficilmente verrà da noi», ha detto il tecnico xeneize Arruabarrena. 



Ma Psg e Atletico Madrid fanno sul serio, mentre il Real pensa a Llorente, non potendo riportare all'ovile Morata prima del 2016. «Conosco Benitez, ma non mi ha chiamato. E comunque sto benissimo a Torino», garantisce intanto l'Alvaro bianconero.
Ieri Marotta ha chiuso il controriscatto di Zaza dal Sassuolo per 14 milioni. E' il terzo colpo dopo Dybala e Khedira e in attesa di Neto. Nei prossimi giorni l'ad bianconero tratterà anche Berardi, nei piani di Allegri adattabile al ruolo di trequartista, a meno che la Juve non riesca a mettere le mani sulle prime scelte: Oscar (Chelsea), De Bruyne (Wolfsburg) e Isco (Real Madrid). Intanto proseguono i contatti con il Cagliari per Nainggolan e Donsah.
«Su Radja c'è anche la Juve», conferma il ds dei sardi Capozucca, mettendo così pressione alla Roma, chiamata a sborsare 18 milioni per il riscatto del belga. Se si andrà alle buste, l'offerta del Cagliari verrà probabilmente gonfiata dai soldi bianconeri.
Intanto Juve-Barcellona si è trasferita sul mercato: nel mirino dei due club c'è il talentuoso centrocampista 18enne Gerson, valutato una ventina di milioni dal Fluminense. I blaugrana hanno ottenuto un'opzione, versando 3 milioni al club di Rio. Ma in Brasile giurano che la Juve è pronta a superare l'offerta catalana.

domenica 31 maggio 2015

Verona-Juventus, 2-2: Juan Gomez fa pari nel finale, Toni sale a 22 reti

Finisce 2-2 la sifa tra Verona e Juventus che ha chiuso il campionato. La questione privata la dirime un portiere brasiliano, Rafael, che sventa da gatto un rigore di Tevez poi guarda l’amico Toni, a segno una trentina di minuti prima, ed esulta come lui, avvitandosi l’orecchio: ti copro le spalle io, fratello.
Scene da una partita che, superflua ai fini della classifica generale, è scesa giù come una bella aranciata estiva elevandosi a ring per la contesa della classifica marcatori.



Il primo risultato: segna Toni, cicca dal dischetto Tevez, 22 gol contro 20, l’Apache esce di strada e l’unico che può impensierire il re di Verona sull’ultimo curvone è Mauro Icardi.
Secondo risultato: Verona-Juventus 2-2. E se spostiamo il radar appena un po’ lontano da quei due lì notiamo belle pennellate: Pereyra alla Del Piero (1-0), l’azione del secondo vantaggio di Madama (mix di furbizia e precisione), una traversa di Llorente su ping-pong aereo con Padoin e Marchisio, il nanerottolo Gomez che svetta su tre maglie bianconere e sigilla il pari in pieno recupero, di testa, esattamente come successe il 9 febbraio 2014, sempre al Bentegodi, sempre 2-2 e sempre Toni a precederlo nel tabellino.
Morale: un match di quelli che ritagli e incolli sull’album della stagione alla voce «patatine e pop-corn», 90 minuti d’adrenalina (il coraggio provinciale del Verona contro la tecnica della Juve, che ha il torto di non chiuderla quand’era ora) e quel gusto tutto speciale di quando in ballo non c’è niente di troppo serio. La Juve, adesso, pensa a come fermare Messi.
L’Hellas spera che Icardi non fermi la corsa di Lucatoni (tutto attaccato, sì) al trono dei bomber. Se va come s'augurano nella città bagnata dall’Adige, Toni fisserà un record: mai nessuno ha rivinto la classifica marcatori a 9 anni dall’ultima volta (e mai un attaccante gialloblù s’era preso il primato stagionale in A). E qualora andasse così, si noti che Toni denuncia all'anagrafe (senza sentirli) 38 anni di cui 20 dedicati all’arte del gol: Modena, ’94-’95, tutto iniziava lì e tutto continua qui, in un Verona ch’è steso ai suoi piedi e lo aspetta anche l’anno prossimo (il rinnovo è vicino); tra l’Emilia e il Veneto, in mezzo, le maglie di Empoli, Fiorenzuola, Lodigiani, Treviso, Vicenza, Brescia, Palermo, Fiorentina, Bayern Monaco, Roma, Genoa, Juventus e Al-Nasr.
La torta delle 22 reti di quest’anno: 11 di sinistro, 9 di destro, due di zucca - e per la cronaca, dei primi 5 cannonieri italiani tre sono over 30: al netto dei 22 sigilli di Toni si contano i 15 di Gabbiadini (23 anni), i 14 di Di Natale (37) e Berardi (20), i 13 di Quagliarella (32). Ora il vecchio centravanti dell’Appennino modenese vede la cima più alta, roba che ormai vi ha piantato mezza bandiera, che aria tira lassù? La risposta, Icardi permettendo, a breve.

mercoledì 27 maggio 2015

Buffon lascia la Carrarese a fine stagione: "Mi hanno lasciato solo, non sarò più il patron"

Gigi Buffon lascia la Carrarese. In una nota dai toni amari, nella quale si dice «deluso» dall'ambiente, annuncia che il «30 giugno sarà l'ultimo giorno da patron della società toscana».
«Ho voluto attendere il termine della stagione per fare il bilancio di questa esperienza. Lascio la Carrarese. Il mio è stato un gesto d'amore non ripagato dall'ambiente. Ho maturato questa decisione - dice il portiere della Juve e della Nazionale nel corso di quest'anno.



In questa situazione, che va avanti da tre anni, è molto difficile continuare a fare calcio a livello professionistico e la città e il suo primo cittadino sono da tempo al corrente di queste mie riflessioni».
«Sono deluso e amareggiato - spiega Buffon - in questo momento non credo ci siano le condizioni affinché la Città si possa permettere una squadra di calcio in un campionato importante come la Lega Pro. Per due volte in cinque anni ho scelto di essere parte di due cordate imprenditoriali desiderose di risollevare le sorti della Carrarese. Il primo gruppo si è sciolto dopo due anni, lasciandomi solo. Il secondo, nonostante le promesse, non si è neanche mai concretizzato. E in entrambe le occasioni mi sono ritrovato solo e con la responsabilità di decidere se far fallire la società o garantirle un futuro, attraverso l'impegno delle società della mia famiglia. Ho sempre scelto la via dell'investimento, pur consapevole che si sarebbe trattato di una scelta d'affetto e non di business». «Forse dice Buffon - dovremmo tutti prenderci un periodo di riflessione, Città, imprenditori e tifosi, per capire se realmente interessa una squadra che rappresenti la nostra realtà nel campionato di Lega Pro».
«I costi - scrive nel suo 'bilancio' Buffon - sono sempre stati troppo elevati e io non posso più portare avanti un progetto in cui ho creduto e su cui ho investito davvero molto. Sia in termini di tempo, sia economici. Fin dal giorno del mio ingresso in società, infatti, ho lavorato alla ristrutturazione di un debito importante che gravava sulla struttura e oggi la Carrarese è una società sana, costruita su di un progetto ambizioso ed importante. Ma senza l'aiuto delle altre realtà cittadine, tale progetto non si potrà mai realizzare fino in fondo».
Nel suo addio Buffon lancia un messaggio anche ai tifosi, «da cui spesso ho percepito malcontento e insoddisfazione: dovrebbero invece essere consapevoli della situazione e appoggiare squadra e società in ogni momento senza la pretesa di porre traguardi importanti, ma ad oggi troppo al di sopra delle possibilità di chi da solo si è trovato a gestire questa realtà. E anche il tessuto imprenditoriale, con cui sono certo si potrebbero fare grandi cose, e la consueta 'Asta dei Blocchi' estiva ne è la perfetta dimostrazione, non ha mai inteso sposare e affiancare il nostro programma fino in fondo. L'esperienza del Trust dei Tifosi insegna anche questo».

sabato 16 maggio 2015

Frosinone, in Serie A dopo 87 anni: 3-1 col Crotone ed è promozione storica

È festa infinita a Frosinone. Nel penultimo turno della serie B i laziali hanno battuto il Crotone incasa e hanno conquistato così la loro prima promozione in A. La cavalcata si è conclusa dopo un cammino addirittura di 41 giornate, segnate da 20 vittorie, 11 pareggi e 10 sconfitte, cui vanno aggiunti i 61 gol siglati e i 47 subìti.
 


L’impresa, chiaramente, l’ha firmata l’allenatore Roberto Stellone, 37 anni, romano, un campione delle promozioni, se è vero che già un anno fa aveva accompagnato i ciociari dalla Prima Divisione della Lega Pro alla serie B.
Pur avendo sofferto specie in avvio e durante i mesi di febbraio e di marzo, il Frosinone ha ampiamente meritato di oltrepassare i confini della B, a dispetto di ogni «rovinoso» pronostico. È chiaro che a piazzare i mattoncini del capolavoro siano stati i giocatori: Dionisi per tutti, il capocannoniere, autore di 15 gol; Ciofani, decisivo con 13 centri; e Blanchard, e Gucher, Paganini, Carlini, Soddimo. È stata una fiaba e continuerà. E, a pensarci, ne beneficerà anche il Lazio, la regione, che nella prossima serie A sarà rappresentato da ben tre club: la Roma, la Lazio (in ordine di classifica) e, per l’appunto, il Frosinone. Come dice l’inno: Frosinone alé.
Durante la sfida di oggi allo stadio Matusa, cori contro Claudio Lotito. Striscioni di insulti contro il presidente della Lazio sono invece apparsi sui balconi di alcuni appartamenti nei pressi del Matusa.

giovedì 14 maggio 2015

Juve, la stampa di Madrid: "Real Moratazo"

«Moratazo». Con questo titolo dedicato a un grande ex anche oggi decisivo l'edizione online del giornale sportivo di Madrid 'Marcà descrive l'impresa della Juventus che ha eliminato il Real Madrid e si è qualificata per la finale di Champions League.
 


«Un madridista evita (al Real ndr) la finale delle finali. un gol di Alvaro Morata lascia il Real Madrid senza la madre di tutte le finali. Doveva essere proprio un madridista , che non ha celebrato il gol davanti a quelli che furono i suoi tifosi, colui che ha impedito al madridismo di vivere una finale contro il Barca», scrive ancora 'Marcà, ricordando che ai 'merenguè successe già nel 2004, quando ci pensò Morientes con la maglia del Monaco, che poi perse la finale con il Porto di Mourinho. Sullo stesso tema titola l'edizione online dell'altro quotidiano sportivo di Madrid, ovvero 'As': «Morata lascia il Madrid senza finale», c'è scritto sotto alla foto di un Cristiano Ronaldo disperato.

domenica 10 maggio 2015

Milan-Roma 2-1, giallorossi spenti e senza grinta

La Roma si ferma ancora a San Siro. La seconda sconfitta a Milano, la quinta in campionato, è addirittura più significativa della prima. Perché, a 3 giornate dal traguardo, può diventare decisiva nella volata per l'accesso diretto alla prossima Champions. E, al tempo stesso, non fa altro che confermare quanto la rosa attuale non sia all'altezza della situazione. 


La prestazione è scialba e deludente. Il gioco non c'è e anche la condizione atletica appare deficitaria. L'attacco fa nuovamente cilecca. Totti entra a metà ripresa e segna su rigore che Iturbe va a conquistare sfruttando la velocità e tirando fuori tutta la sua rabbia. I due, in campo in corsa, sono gli unici sufficienti nella notte milanese. Garcia sceglie male in partenza e non prepara come dovrebbe la sfida. Il calo mentale è preoccupante quanto quello fisico nello sprint di fine torneo.
Il Milan, solo 2 punti in 5 gare (e 3 ko di fila), vince 2 a 1, con le reti di van Ginkel e Destro. Sì, proprio l'ex centravanti giallorosso che è arrivato qui in prestito a gennaio. E che, dopo le 5 reti segnate nella Roma fino a dicembre, ne ha fatte 3 pure in rossonero. Stessi gol, 8, di Ljajic, miglior cannoniere di Garcia. Da solo Destro ha segnato il doppio delle reti del tridente schierato in partenza: Ibarbo è ancora a digiuno, Gervinho e Doumbia ne hanno realizzati 2 a testa. In tre non fanno nemmeno un tiro verso la porta di Diego Lopez e, dunque, incidono negativamente sul risultato. Gervino si ferma dopo meno di mezz'ora: flessore della coscia sinistra e 31° infortunio muscolare della stagione. Ibarbo non si accende mai, Doumbia spesso fa lo stopper più che il centravanti.
Male, nell'impostazione, i tre centrocampisti: Pjanic peggio di tutti, offrendo il pallone a Destro nell'azione del gol del vantaggio di van Ginkel. Ma anche De Rossi soffre il pressing dei rossoneri. E Nainggolan fa più confusione del solito. Astori sbaglia il movimento in area quando il il Milan passa per la prima volta e si inchina poi a Destro. Garcia interviene in ritardo. Con Iturbe per Ibarbo e Totti, nel 4-2-3-1 da trequartista alle spalle di Doumbia, per Pjanic. La Roma, unica la squadra della serie A a non prendere nemmeno un punto a San Siro, frena dopo 2 successi, l'ultimo utile per il controsorpasso. Per allungare la striscia non è bastato confermare per la terza volta di fila, cosa mai successa fin qui con il francese in panchina. Quando il ritmo manca, questo gruppo sbanda. E' accaduto spesso durante la stagione..

martedì 5 maggio 2015

Sorride alla Juventus l'andata della semifinale di Champions contro il Real Madrid

Allo Stadium di Torino i bianconeri si impongono per 2-1 contro i campioni in carica, dopo un match combattuto ma ben giocato dagli uomini di Allegri. 


Il vantaggio bianconeri arriva dopo pochi minuti con l'ex Morata, abile a ribadire in rete una respinta di Casillas su un tiro di Tevez. Ma dopo la rete dello spagnolo i galacticos iniziano a giocare, trovando il pareggio con il solito Cristiano Ronaldo e sfiorando il raddoppio con James Rodriguez, fermato dalla traversa. Nella ripresa la Juve sembra più solida e trova il gol vittoria grazie a Tevez, che si procura un calcio di rigore dopo una fuga in contropiede e realizza dal dischetto.

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